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Recensione libro : "Sogni a Pedali" di Carlo Delfino PDF Stampa E-mail
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Il libro su Giuseppe Pancera,
 
un’occasione perduta.
 
 di Carlo Delfino
 
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Giuseppe Pancera (nasce San Giorgio in Salici, 10 gennaio 1899 – muore Castelnuovo del Garda, 19 aprile 1977) è stato un ciclista su strada italiano. Professionista dal 1925 al 1934.

Varazze (SV) 1 novembre 2012. “Bepi” Pancera ha vissuto soffocato tra Binda, Giradengo, Brunero, Belloni. Pancera ha perso per colpa loro il treno della gloria. Chi mai ricorda questo corridore dalla resistenza mostruosa, dal coraggio leonino, dalla grinta indomabile?

Quale giornalista specializzato in ciclismo ha mai sentito parlare di lui? Forse Beppe Conti…e pochi altri. Pancera, sovrastato dai “mostrisacri” dell’epoca, ha perso l’occasione di diventare un grande del ciclismo italiano e pertanto è forse più conosciuto in Francia dove in molti ricordano le brillanti apparizioni al Tour o l’immortale terzo posto alla Parigi Brest Parigi del 1931 quando fu superato nelle ultimissime fasi da Opperman e Louvet. “Panserà”, lo chiamavano i francesi, e lui dava spettacolo nella notte buia e misteriosa, riscaldato soltanto da un fernet caldo che il buon cuore del tifo transalpino gli offriva.
 
Altra occasione perduta è stata quella dell’autore, il Professor Giovanni Rattini che, al di là del pregio di aver scritto su un personaggio che meritava ben più di una biografia, avrebbe dovuto a mio avviso approfondire maggiormente l’albo d’oro, gli aneddoti e i numerosissimi piazzamenti in quasi dieci anni di carriera. E ci saremmo potuti aspettare qualche fotografia in più di questo grande regolarista e instancabile pedalatore autore di fughe spericolate.
 
Un uomo dal carattere solido come gli uomini del Nord-Est sono soliti possedere, un uomo taciturno e modesto che, ripeto, senza i nostri miti ciclistici avrebbe ottenuto una carriera prestigiosa. Ma se l’autore in questo libro ha perso l’occasione di approfondire lo status agonistico del Bepi, ha invece esaltato, e gliene siamo grati, l’aspetto umano. L’amore per la famiglia, la passione per i suoi ricordi, il lavoro al bar, ma soprattutto un incanto viscerale per la bicicletta, incanto che lo portava, anche a vecchiaia incipiente, a pedalare chilometri e chilometri per le belle strade veronesi e del Garda.
 
Quando Luciano Serra, grande conoscitore e studioso del ciclismo eroico, andò a conoscerlo a Castelnuovo nella sua osteria, ormai dopo la cinquantina e un po’ sovrappeso, si presentò ridacchiando così: “ Eccomi, sono Pancera, di nome di fatto. Però da Peschiera a Verona impiego venti minuti meno di quando ero corridore… cosa vuol dire le strade asfaltate e le biciclette leggere”. Un sogno a pedali……
 
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