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La Ottavio Bottecchia 2011: cicloturistica d'epoca PDF Stampa E-mail
Indice articolo
La Ottavio Bottecchia 2011: cicloturistica d'epoca
pag.01 foto: I protagonisti de La Ottavio Bottecchia
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Nel nome di Botescià

grande successo della prima

edizione della

“Ottavio Bottecchia”

di Vittorio Veneto

di Paolo Borelli 

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Foto: Cristian Capelletto posa orgogliosamnete a fianco
al manifesto emblema dell'evento.

Vittorio Veneto (TV) 25 settembre 2011. Lassù, in cima alla rampa del Calvario a San Martino di Colle Umberto da dove si scruta l’Alta Marca Trevigiana e i suoi infiniti vigneti di Prosecco, c’è un piccolo cimitero dov’è sepolto da ottantaquattro anni un grande italiano, Ottavio Bottecchia.

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Il leggendario Botescià, primo connazionale a dominare, e per ben due volte di seguito, il Tour de France. Nel 1924 e nel 1925. Da lassù o dal cielo, ovunque si trovi ora, chissà cosa deve aver pensato colui che prima di divenire un campione fu murér e carioto, ossia muratore e carrettiere, di un plotone di 150 ciclisti che, rispolverate maglie e bici d’epoca hanno dato vita alla prima edizione di una pedalata storica dedicata proprio a lui: “La Ottavio Bottecchia”, con partenza ed arrivo a Vittorio Veneto.
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La splendida manifestazione Udace che ha avuto in Cristian Cappelletto l’artefice principale, il sabato è stata preceduta da un’anteprima con mostra-scambio ove era presente pure lo stand di Bici d’Epoca col nuovo numero monografico dedicato all’Eroica, la presentazione dei libri “Ottavio Bottecchia, la leggenda di Botescià” di Giuliana V. Fantuz e “I forzati della strada hanno fame” di Carlo Delfino e Mario Cionfoli, oltre alla cena di gala a Palazzo Rova di Serravalle. L’indomani, tutti in Piazza Minucci, con lo sfondo teatrale della Loggia dei Grani, nel cuore storico della splendida città celebre per la vittoriosa battaglia che di fatto concluse la Prima Guerra Mondiale.
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Alle nove in punto il via ai due percorsi “eroici”, quello da sessanta chilometri e quello da centoquindici. In testa la gloriosa staffetta dei bersaglieri in bicicletta che ha scortato i velocipedisti fino alle porte di Vittorio Veneto. Poi via, immersi nella splendida campagna che conduce dalla provincia veneta a quella friulana di Pordenone, che fu una sorta di terra d’adozione per il due volte maglia gialla Bottecchia. Incredibile, ma vero, tantissime delle strade bianche che il vincitore della Grande Boucle doveva aver percorso quando si allenava, sono miracolosamente sopravvissute. Chilometri e chilometri di candida ghiaia e polvere finissima, quasi un balsamo per gli eroici più incalliti, si dipanano ancora tra vigneti, pascoli e campi di granturco appena spannocchiato.
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E via tutti insieme verso Caneva per raggiungere il primo ristoro, collocato proprio davanti al Museo del Ciclismo “Toni Pessot”. Da qui, i due percorsi si dividono. Il corto ha fatto ritorno a Vittorio Veneto, mentre il lungo è proseguito nell’alta pianura friulana verso Polcenigo. Un drappello di coraggiosi, tra i quali alcuni appassionati francesi, pronto ad affrontare una serie impressionante di tratti privi di asfaltatura, è ripartito con in testa, molto ammirati, gli uomini in maglia Automoto, la marca transalpina di biciclette con la quale Bottecchia conquistò i suoi due Tour.
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La cittadina di Polcenigo, collocata a metà del tracciato, ha accolto calorosamente i ciclisti offrendo loro un sontuoso ristoro a base di formaggi e salumi locali. Sulla via del ritorno, lo stesso sostenuto dal percorso corto, splendidi paesaggi pedemontani e strade bianche a non finire per un totale superiore all’ottanta percento complessivo. Indimenticabile l’ascesa al menzionato Calvario e commovente la visita alla tomba del campione.
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Piacevole e rifocillante l’ultimo ristoro presso l’Azienda Agricola Vignarosa di Colle Umberto dove è stata servita la tradizionale polenta bianca fritta ricoperta di ottimo formaggio di malga, innaffiata da abbondanti calici di Prosecco doc della casa.
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Trionfale l’arrivo a Vittorio Veneto tra due ali di folla che, dopo essersi gustata, ahinoi, la vittoria mondiale di Cavendish, ha pazientemente atteso l’arrivo dei protagonisti ai quali, nessuno escluso, è stato tributato un applauso e un saluto, persino da campioni del passato quali un cinque volte Campione del mondo di ciclocross come il vittoriese Renato Longo e Vittorio Seghezzi, indimenticato coequipier di Gino Bartali e Fausto Coppi. Al termine ricche premiazioni per tutti i partecipanti, mentre da là in alto la maschera di fatica che accompagnava sempre lo sguardo del campione, forse per una volta si sarà trasformata in un sorriso.
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