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GINO BARTALI

L’ACCOPPIATA GIRO -TOUR

Cronaca del 1937 e di un sogno realizzabile

di Leonardo Arrighi

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Gino Bartali con la maglia della Legnano

Gino Bartali non può essere definito in alcun modo. Qualsiasi tentativo di catalogazione rischierebbe di ridurre lo spessore umano ed atletico del campione toscano. Gino, nato il 18 luglio 1914, è riuscito a trascendere la dimensione sportiva, divenendo un imprescindibile protagonista della quotidianità di una intera nazione e del popolo del ciclismo, privo di limitazioni territoriali.

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Gino Bartali seguito da Louis Bobet durante la XIVª tappa (Briançon-Aix Les Bains del 16 luglio) del Tour de France 1948.
 
I trionfi dell’uomo di ferro possono essere quantificati, le statistiche permettono molteplici analisi, ma le qualità fondamentali di Bartali sono racchiuse nella sua personalità, che è riuscita a distinguersi durante un periodo storico drammaticamente denso di stravolgimenti sociali. Il ciclista di Ponte a Ema ha accompagnato l’Italia prima, durante e dopo la IIª Guerra Mondiale, rivestendo il ruolo di vero ed autentico apostolo della tenacia e della forza d’animo, caratteristiche vitali in un’epoca funestata da ricorrenti tragedie.
 
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  Bartali in maglia rosa al Giro d’Italia 1936.
 
Bartali ha sempre mostrato una rara solidità morale ed una fede cattolica incrollabile; proprio questi attributi hanno permesso alle persone di identificarsi nelle sue imprese. Non va dimenticata la strenua opposizione verso gli ordini del Regime fascista, che Gino cercò di contrastare come atleta, ma anche come uomo, conservando la propria integrità senza indulgere a comportamenti, che lo avrebbero potuto facilitare.
 
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  Gino tra le montagne.
 
Durante la sua straordinaria esperienza ciclistica, Bartali è riuscito ad ottenere una grande quantità di successi, tra i quali:
  • 2 Tour de France (1938, 1948), 
  • 3 Giri d’Italia (1936, 1937, 1946), 
  • 4 Milano-Sanremo (1939, 1940, 1947, 1950), 
  • 3 Giri di Lombardia (1936, 1939, 1940), 
  • 4 Campionati Italiani (1935, 1937, 1940, 1952), 
  • 2 Giri della Svizzera (1946, 1947), 
  • 5 Giri di Toscana (1939, 1940, 1948, 1950, 1953), 
  • 3 Giri del Piemonte (1937, 1939, 1951), 
  • 2 Giri dell’Emilia (1952, 1953). 
Per arricchire ulteriormente questi dati: 
  • 50 giorni in maglia rosa, 
  • 17 in maglia gialla, 
  • 14 Giri d’Italia conclusi (primato assoluto), 
  • 12 tappe vinte al Tour de France (record italiano, eguagliato solo da Mario Cipollini), 
  • 7 podi al Giro, 
  • 7 volte vincitore della classifica finale del Gran Premio della Montagna al Giro d’Italia, 
  • 128 gare vinte in carriera. 
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Gino Bartali prima della partenza del Giro dei Colli Fiorentini a Badia a Ripoli (1934).
 
I primi mesi del 1937 vedono Gino Bartali ancora provato dalla morte del fratello Giulio (verificatasi il 16 giugno 1936) – il fatale incidente è avvenuto il 14 giugno dell’anno precedente, nel corso dello svolgimento della Targa Chiari (gara ciclistica per dilettanti a cui aveva preso parte il giovane atleta) – inoltre il fuoriclasse fiorentino deve fare i conti con una broncopolmonite, che lo costringe a disertare le prime corse dell’anno.
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Gino in primo piano e sullo sfondo il grande rivale: Fausto Coppi.
 
Avvolto dallo scetticismo generale, Gino si presenta alla partenza del Giro d’Italia (8 maggio), che per la prima volta prevede anche l’ascesa delle Dolomiti. La corsa a tappe italiana sarà di 3840 km, suddivisi in 23 tappe. Bartali è il capitano della Legnano ed ha la fiducia del direttore sportivo Eberardo Pavesi, che ne pronostica la vittoria finale. Nella cronometro a squadre prevista per la Vª frazione, Viareggio-Marina di Massa (60 km), la squadra di Gino si impone (la vittoria è assegnata a Di Paco) e permette al proprio atleta più carismatico di indossare la maglia rosa. L’uomo di ferro perde il primato, a favore di Valetti, nella tappa successiva, ma non si mostra preoccupato dall’andamento della contesa. Infatti nella IXª frazione di gara, Rieti-Terminillo (cronoscalata di 20 km), Bartali vince con un vantaggio di 41’’ su Aladino Mealli e di 1’03’’ su Giovanni Valetti, in questo modo Gino si riveste di rosa e definisce le gerarchie del Giro.
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  Bartali con la maglia omonima (l’atleta toscano lasciò la Legnano alla fine del 1948 e fondò una fabbrica di biciclette ed una squadra con il suo nome).
 
Il campione toscano – dopo la vittoria di Learco Guerra nella XIª tappa (Roma-Napoli di 250 km) – conferma il suo ruolo di leader, cogliendo la seconda affermazione nella XIIª frazione, Napoli-Foggia (166 km). Gli affondi decisivi avvengono durante le tappe dolomitiche, in cui Bartali mostra una inequivocabile superiorità: nella XIXª frazione, Vittorio Veneto-Merano (227 km), Gino – seguito da Generati, Valetti ed altri tre atleti – scatta sul passo Rolle (1970 m). A circa 2 km dalla vetta, il ciclista fiorentino riesce a liberarsi degli avversari; all’arrivo mancano ancora 100 km, ma Bartali è abituato ai monologhi e, superato anche il Costalunga (1753 m), giunge al traguardo con un vantaggio di 5’38’’ su Mollo, Generati e Valetti. Nella XXª tappa, Merano-Gardone (190 km), il fuoriclasse di Ponte a Ema ottiene la quarta vittoria, precedendo Bini e Mollo in volata.
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  Gino durante il Giro d’Italia 1937.
 
La classifica finale, ratificata a Milano, vede Bartali davanti a Valetti distanziato di 8’18’’ e Mollo a 17’38’’. Gino si aggiudica anche il Gran Premio della Montagna, essendo transitato per primo in sette traguardi su dieci. Dopo l’esaltante vittoria al Giro d’Italia (conclusosi il 30 maggio), Bartali viene celebrato dalla stampa, idolatrato dagli appassionati delle due ruote. Il generale Antonelli, capo della federazione ciclistica italiana, riesce a convincere Gino a prendere parte al Tour de France (o Giro di Francia, tenendo conto della politica fascista, che aveva vietato l’utilizzo di parole straniere).
 
Il campione toscano non si sente in perfette condizioni fisiche e chiarisce che, se non dovesse essere in maglia gialla dopo la IVª tappa, sceglierà di ritirarsi anticipatamente. La compagine tricolore, guidata da Costante Girardengo, non si mostra molto unita, però Gino ha comunque alcuni compagni degni di fiducia. Le prime giornate di gara della corsa francese (iniziata il 30 giugno) registrano le difficoltà di Bartali, che non si adatta facilmente alle insidie del pavé. Generati si aggiudica la IIIª tappa, Charleville-Metz (161 km). L’uomo di ferro si presenta al pubblico francese nella IVª frazione (Metz-Belfort di 220 km) che prevede il Ballon d’Alsace (1128 m). Gino passa terzo in vetta e arriva secondo al traguardo, battuto solamente dal tedesco Bautz.
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  Bartali vittorioso al termine del Tour de France 1948.
 
La classifica generale muta la propria fisionomia e il ciclista toscano si ritrova al terzo posto. La grande prestazione e i complimenti convincono Gino a rimanere, anche se non è riuscito ad ottenere la maglia gialla. Quest’ultima viene indossata dal fiorentino al termine della IXª tappa, Aix Les Bains-Grenoble (228 km): sul Col du Telegraph (1566 m), l’olandese Van Schendel va in fuga, al suo inseguimento si pongono Lowie, Verwaecke, Vicini, Berrendero e Gallien. In cima al Gran Premio della Montagna, Gino ha accumulato un distacco di 2’30’’.
 
Dopo una breve discesa, il fuoriclasse italiano affronta il Galibier (2645 m) imbastendo un ritmo insostenibile per gli avversari, infatti in vetta giunge primo con un cospicuo vantaggio sugli altri attaccanti. Nella successiva discesa Bartali – dopo aver deciso di ascoltare il consiglio di Giuseppe Ambrosini (grande giornalista sportivo e fermo sostenitore dell’impossibilità per un corridore di essere competitivo nelle due maggiori corse a tappe nella stessa stagione) – attende Camusso e insieme si organizzano, anche se poco prima di Grenoble il compagno perde contatto dal capitano, che giunge solo all’arrivo con un vantaggio di 1’43’’ sullo stesso Camusso. Il giorno dopo è prevista la Xª tappa, Grenoble-Briançon (194 km). Gino sembra poter rafforzare il primato in classifica, rimanendo senza affanno nel gruppo dei migliori.
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  Gino Bartali vince la sua quarta ed ultima Milano-Sanremo
(18 marzo 1950), battendo Nedo Logli e Oreste Conti.
 
Ad un certo punto gli viene chiesto dai tecnici italiani di attendere i compagni rimasti indietro. Bartali, pur manifestando il proprio dissenso, segue l’indicazione. Ricongiuntosi ai connazionali, il campione fiorentino pone Giulio Rossi in testa a fare l’andatura per raggiungere i primi, tra cui è presente l’ex maglia gialla Erich Bautz (ora terzo nella graduatoria generale, staccato di 9’55’’ da Bartali). Purtroppo Rossi scivola contro un muretto e Gino, nel tentativo di evitarlo, cade nel sottostante torrente Colau. Francesco Camusso riesce ad estrarlo dall’acqua gelida e a condurlo al traguardo.
 
La coppia giunge a Briançon con una decina di minuti di ritardo dai primi, ma Bartali riesce a salvare la maglia, mantenendo un vantaggio di 2’05’’ su Bautz. Dopo una notte tremenda, il ciclista di Ponte a Ema decide di proseguire la sua avventura al Tour, anche se nella Briançon-Digne (XIª tappa di 220 km) – che prevede le ascese dell’Izoard, del Vars e dell’Allos – Gino perde 23’, sprofondando in classifica generale. L’uomo di ferro sente di potersi riprendere e crede nella rimonta, infatti porta a termine la XIIª frazione (Digne-Nizza di 251 km) e la XIIIª tappa (Nizza-Tolone di 169 km). Nella cronometro a squadre (XIVª tappa, Tolone-Marsiglia di 65 km) Bartali si dimostra in netto miglioramento, riuscendo a distanziare i compagni. Al termine della giornata la compagine italiana, a causa di influenti pressioni politiche, viene costretta al ritiro.
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  Bartali portato in trionfo dopo la vittoria al Giro d’Italia 1946.
 
Un uomo preveniente da Roma riporta questo ordine, aggiungendo che nella stagione successiva la priorità sarebbe stata assegnata al Tour. Infatti Gino non prenderà parte al Giro d’Italia 1938 e tornerà sulla strade francesi, terminando da indiscusso trionfatore la 32ª edizione del Tour de France (1938). Bartali non nascose la rabbia per quella occasione sfumata, essendo risalito fino alla sesta posizione in graduatoria generale. Ginettaccio sentiva di poter riuscire nella grande impresa. Il campione toscano ribadì, che la propria repulsione verso il Regime fascista e la sua profonda fede cattolica decretarono quella decisione.
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  Gino Bartali al Tour de France 1949.
 
Bartali era così, fiero e incapace di sottrarsi ai propri principi. In una fase storica in cui i cambiamenti di schieramento erano all’ordine del giorno, Gino si matenne stabilmente legato alle sue convinzioni, non cedendo ad alcun compromesso. Il grande ciclista toscano avrebbe potuto giocare d’anticipo rispetto alla storia stessa, centrando per primo (già nel 1937) l’accoppiata Giro d’Italia e Tour de France nella stessa stagione – questo primato sarà conseguito da Fausto Coppi nel 1949 – ma, per cause estranee allo sport, non riuscì a completare l’incredibile doppietta. Nell’esperienza agonistica ed esistenziale di Bartali, l’ottenimento di questo traguardo avrebbe aggiunto ulteriore prestigio ad un uomo che è comunque leggendario e continuerà ad esserlo al di là delle vittorie.
 
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