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Un pò di storia  

"L'EROICA"
 
UNA FAVOLA MODERNA
 
Il 2 ottobre 2011 compirà quindici anni.   
 
di Paolo Borelli 
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C’era una volta l’Eroica: questo è l'inizio tipico delle favole potrebbe far pensare a qualcosa di remoto e scomparso, ma l’Eroica invece è viva e vegeta e il prossimo 2 ottobre compirà quindici anni. 

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Tanti ne sono passati da quando un manipolo di appassionati guidato da Giancarlo Brocci ha dato vita ad una delle più belle “fiabe” sportive (da qui il nostro inizio) dei tempi moderni. Già, poteva sembrare assolutamente anacronistico in un’ epoca dominata dalla tecnologia e dalla preparazione scientifica, sempre più sviluppate anche in campo ciclistico, proporre di vestire consunte maglie di lana, inforcare biciclette un po’ arrugginite, sepolte magari per decenni sotto le ragnatele di qualche vecchio granaio, ma soprattutto ripercorrere le cosiddette strade bianche che ancora attraversano numerose il Chianti senese.
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Nel 1997 da Gaiole partirono in meno di cento, oggi invece è stato fissato il numero chiuso a tremilacinquecento partenti perché le richieste sono più del doppio e sarebbe impossibile soddisfarle tutte. Consapevoli che la strada…bianca era quella giusta, gli organizzatori negli anni hanno perseverato facendo raggiungere alla manifestazione un riconoscimento internazionale, sfociato poi in una serie di proposte ad ampio raggio che vanno addirittura dal podismo, ovviamente al cicloturismo, fino alle competizioni professionistiche.
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All’Eroica tout court, si sono aggiunte un’infinità di iniziative a partire forse dalla più nota, ovvero quella che oggi si chiama la “Montepaschi-Strade Bianche” dominata quest’anno dal belga Philippe Gilbert, senza parlare delle tappe sugli sterrati senesi delle ultime due edizioni del Giro d’Italia, per arrivare nel 2010 all’Eroica Running dedicata a chi ama correre a piedi e non pigiare sulle pedivelle.
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Un mondo di “eroici”

Ma ciò che forse rimane il tratto più caratteristico dell’Eroica è racchiuso nello slogan dell’evento: “Un viaggio a pedali”, un viaggio possibile “tutto l’anno” per citare un’altra delle indicazioni presenti nelle svariate pubblicazioni turistiche e culturali specifiche. E qui probabilmente si disputa la sfida più importante e cioè quella di riuscire a coniugare attività fisica, ambiente – inteso come insieme di emergenze naturali, storiche e artistiche – e, perché no, di tradizioni popolari, ivi comprese quelle enogastronomiche che rendono unico e inimitabile il nostro territorio nazionale.

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Certo, in questo senso la Toscana è una terra “baciata da Dio”, ma anche altrove in Italia esistono realtà affini che possono e devono emergere. Non a caso, proprio grazie all’Eroica, nel breve volgere di qualche anno sono nate associazioni, riviste specializzate e soprattutto molte pedalate storiche, tanto che nel 2010 tredici prove si sono unite per dare vita al primo Giro d’Italia d’epoca, mentre quest’anno le manifestazioni si sono moltiplicate e il fenomeno sta letteralmente esplodendo, al punto tale che l’aggettivo “eroico” è divenuto un sostantivo che definisce perfettamente il ciclista d’epoca e del quale i prossimi aggiornamenti dello Zingarelli dovranno tener conto! Così come dell’indicazione geografica “strade bianche” dovranno occuparsi al più presto i pubblici amministratori italiani.

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Una legge per le “bianche”

Proprio in questa direzione va un disegno di legge recentemente presentato per la loro tutela definendole una risorsa storica, testimonianza diretta del rapporto secolare e della coesistenza fra civiltà e natura. Il lavoro è appena iniziato, ma è veramente straordinario pensare a quali risultati si stia giungendo a tre lustri dal quel settembre 1997 quando uno sparuto gruppo di coraggiosi partì su ruote cigolanti dalla piazza di Gaiole in Chianti.

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Forse non è più tempo di rivoluzioni con l’iniziale maiuscola, come compaiono sui libri di storia; oggi le rivoluzioni stanno nelle cose che ci stanno attorno ma in primo luogo nella forza e nel coraggio di volerle cambiare. E quanto sta avvenendo va col ciclismo d’epoca va in questa direzione, ostinata e contraria come pensa la maggioranza, ma sicuramente giusta.

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Ritorno al…futuro

Ma veniamo all’eroica prossima ventura, quella del 2011: dopo anni di pacifica “convivenza” tra le bici d’epoca, i telai al carbonio di ultima generazione e le forcelle ammortizzate delle mountain bike, la nuova edizione, forte delle tremilacinquecento iscrizioni sarà tutta all’insegna del ciclismo di una volta. Questo non vuole essere un atteggiamento discriminatorio, ma solo la consacrazione di un mutamento epocale che lentamente ha visto tanti appassionati documentarsi e ricercare i materiali e gli strumenti adatti allo scopo.

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Un atteggiamento che deve progressivamente diffondersi anche nelle manifestazioni che dell’Eroica sono figlie e alla quale sono debitrici. Per chi vuole utilizzare mezzi attuali, in definitiva, esistono decine di granfondo nelle quali cimentarsi con soddisfazione. 

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Come diventare un “eroico”

Come si fa dunque a divenire “eroici doc”? Niente di complicato, in verità, anche se la disponibilità di biciclette storiche presenti sul mercato va riducendosi. Niente di complicato a patto di studiare, magari osservando libri, filmati, cataloghi e riviste del ciclismo che fu o, viceversa, senza incorrere in esagerazioni caricaturali.

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Le biciclette da utilizzare possono spaziare da quelle di fine Ottocento, primi tre decenni del Novecento (piuttosto rare) fino a quelle più moderne degli anni Sessanta, Settanta, arrivando al massimo a quelle del 1985, quando ancora le guaine dei freni facevano bella mostra di sé davanti al manubrio, le leve del cambio erano al telaio e i fermapiedi cromati fissavano il piede al pedale.

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Chi vuol ben figurare deve presentarsi con una specialissima di tale foggia, magari è più semplice trovare e acquistare un “oggetto” degli ultimi decenni menzionati, ma non è escluso, con un po’ di pazienza, di reperire biciclette col cambio a due aste o col “Simplex” degli anni Quaranta e Cinquanta, quando furoreggiavano l’intramontabile Gino Bartali e Fausto Coppi, l’airone.

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Per quanto riguarda l’abbigliamento e gli accessori, diverse sono le opzioni praticabili: per gli anni di Ganna, Galetti e Garin basta un vecchio maglione di lana, magari col collo alto, “da ciclista” si diceva correttamente una volta, al quale con un scampolo di tessuto si può cucire una bella tasca sul davanti; oppure per il periodo in cui le maglie già recavano le scritte ricamate bisogna ricorrere a qualche mercato specializzato (ne esistono diversi sia in Italia che all’estero, anche in occasione dell’Eroica se ne svolgerà uno) oppure rivolgersi a laboratori artigiani o aziende che riproducono fedelmente, anche su misura, maglie e pantaloncini desiderati.

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E poi…....

E poi, non resta che pedalare, ovviamente dopo essersi assicurati del perfetto funzionamento della propria “macchina”, la quale portandosi spesso un po’di annetti sulle spalle va revisionata bene in modo da non incorrere in guasti o peggio. Ma pedalare sulle strade dell’Eroica non è proprio una scampagnata.

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Occorre un minimo di allenamento, almeno per il percorso da 38 chilometri. Poi se si vogliono sfidare i tre tracciati più impegnativi, da quello da 75 chilometri a quello di estremo da 205, passando dall’ostico “medio” di 135 faticosi chilometri, su e giù per le strade bianche delle colline senesi, bisogna avere un livello di preparazione pressoché ottimale.

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Pensate che il “lungo” per dislivello è paragonabile ad una tappa alpina di un grande giro, niente di meno. E allora, forza, coraggio, passione e un po’ di dedizione e l’Eroica, qualsiasi percorso scegliate, sarà “vostra” !

 
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