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Fiorenzo Magni e il Giro d'Italia del 1955 PDF Stampa E-mail
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FIORENZO MAGNI

E IL GIRO D’ITALIA 1955

L’impresa indimenticabile
 di un grande atleta.
 
di Leonardo Arrighi 

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Fiorenzo Magni 
 
Fiorenzo Magni è stato un campione di valore assoluto sia per i suoi numerosi trionfi sia per il suo carattere che, da più di mezzo secolo, continua ad alimentare il ricordo delle sue imprese. Studiando l’esaltante carriera sportiva di Fiorenzo, non ci si può esimere dal restare affascinati dalle vittorie del fuoriclasse toscano.
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  Fiorenzo Magni in maglia tricolore (l’atleta toscano è stato
campione italiano per tre volte: 1951, 1953, 1954).
 
I successi, ma anche le sconfitte, assumono valenze speciali, proprio perché figlie di un agonismo puro e leale. Il destino di Magni è inestricabilmente legato a quello dei due grandi duellanti per eccellenza: Bartali e Coppi.
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  Fiorenzo impegnato sulle montagne.
 
Nonostante la presenza dei due illustri colleghi, il Leone delle Fiandre – soprannome acquisito dopo le tre vittorie consecutive (1949, 1950, 1951) al Giro delle Fiandre – è riuscito ad imporsi durante un periodo già saturo di “miti”, cercando di lasciar parlare i risultati e senza mai essere coinvolto in sterili polemiche.
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Magni e Coppi in fuga durante
la XX tappa del Giro d’Italia 1955.
 
Le caratteristiche sportive di Fiorenzo, nato il 7 dicembre 1920, sono ben espresse e racchiuse nella vittoria del Giro d’Italia 1955. Quando il 14 maggio la corsa iniziò, Magni era già un ciclista affermato grazie alle sue prestigiose vittorie, tra le quali: 2 Giri d’Italia, 3 Giri delle Fiandre, 3 Campionati Italiani. Nella trentottesima edizione della corsa a tappe italiana si condensarono molti colpi di scena, a cui il campione italiano riuscì a far fronte, esibendo una tenacia inesauribile.
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  Fiorenzo Magni e Fausto Coppi
 
Il Giro prevedeva 21 tappe (3871 km) e 98 partenti. Magni riesce ad imporsi nella II frazione Torino-Cannes di 243 km (questa fu la prima tappa, nella storia del Giro, a concludersi al di fuori dei confini nazionali) e in quella occasione veste la maglia rosa, che riuscirà a mantenere fino alla IX tappa, giungendo secondo nella III giornata di gara (Cannes-Sanremo) e nella IV al Circuito Lido d’Albano. Nella X tappa, in cui l’olandese De Groot fugge per un centinaio di km prima di essere raggiunto, le gerarchie vengono sovvertite.
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  Fiorenzo si rinfresca al termine di una corsa.
 
Al termine della corsa Bruno Monti si ritrova primo in classifica generale seguito da Raphael Geminiani, che lo supererà dopo due giorni. La contesa, superate alcune fasi interlocutorie, si ravviva nella XV tappa Cervia-Ravenna (cronometro di 50 km). Magni giunge al terzo posto, ma il simbolo del primato passa sulle spalle di Gastone Nencini (vincitore di due tappe) che riesce a controllare con lucidità le dinamiche agonistiche del Giro fino alla XX tappa.
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Fiorenzo Magni e Gino Bartali.
 
Proprio nella penultima giornata (4 giugno) è prevista la Trento-San Pellegrino Terme di 216 km. Il campione toscano, distaccato di 1’29’’ da Nencini in classifica generale, decide di attaccare sfruttando le sue doti di discesista. Infatti il campione italiano, dopo le salite di Roncone e Sant’Eusebio, si lancia in una discesa furibonda.
 
All’affondo di Fiorenzo rispondono soltanto Coppi e Nencini, anche se quest’ultimo (al termine della discesa sterrata) fora ed è costretto a separarsi dai rivali. Magni sceglie di proseguire, intravedendo la sua ultima possibilità di vincere il Giro d’Italia. Coppi non perde contatto dalla ruota del Leone delle Fiandre. Per i primi 80 km Fausto non collabora, incerto sulla strategia da adottare, a causa dell’esiguo distacco di appena 13’’, che lo divide da Magni nella graduatoria generale del Giro.
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Magni vince il suo primo
Giro delle Fiandre il 10 aprile 1949.
 
Il Campionissimo, a 90 km dell’arrivo, inizia a dare cambi regolari al compagno di fuga. Nencini (giungerà terzo nella classifica finale del Giro a 4’08’’ da Fiorenzo), con grande ardore agonistico, tenta di recuperare, ma non riesce a ricongiungersi ai fuggitivi. I fuoriclasse, artefici di una inconsueta alleanza, giungono al traguardo: Coppi vince la tappa, come previsto dalla lealtà ciclistica, mentre Magni si assicura il suo terzo Giro d’Italia.
 
L’ultimo atto (San Pellegrino Terme-Milano), con il plauso dello stesso Fausto, ratifica la vittoria del campione toscano, che viene accolto dai numerosissimi spettatori presenti al velodromo Vigorelli di Milano. La statura ciclistica del Leone delle Fiandre è accresciuta dal fatto che avesse meditato ed organizzato l’attacco risolutivo nella XX tappa. Infatti il campione italiano in carica aveva catechizzato i propri gregari, in particolare Alfredo Martini, a proposito della migliore tattica di gara da applicare; inoltre aveva chiesto al proprio meccanico (Faliero Masi) di montargli delle gomme più pesanti per ridurre il rischio di forature nella discesa sterrata dopo il Sant’Eusebio.
  Fiorenzo Magni trionfa per la seconda volta
consecutiva al Giro delle Fiandre (2 aprile 1950).
 
Questo retroscena aiuta a comprendere come il ciclismo non sia solo una esibizione di istinto e capacità atletiche, ma anzi si può affermare che i risultati sportivi siano strettamente connessi alla lungimiranza strategica di ogni singolo ciclista.
 
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