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Recensioni libri: Ottavio Bottecchia PDF Stampa E-mail
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News libro 
 
OTTAVIO BOTTECCHIA.
 
LA LEGGENDA DI BOTESCIA’

autrice Giuliana Fantuz 

recensione di Carlo Delfino 

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La nuova pubblicazione su Ottavio Bottecchia scritto
dalla giornalista Giuliana Fantuz 

Ho conosciuto Giuliana Fantuz nel 2004 all’Eroica di Gaiole in Chianti dove l’avevo invitata a parlarci del suo primo libro su Ottavio Bottecchia.

 
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Abbiamo disquisito a lungo, con la competente partecipazione di Petrucci, se Bottecchia dovesse considerarsi per alcuni aspetti, l’ultimo dei grandi routiers, l’epigono di una generazione alla fine, o, viceversa, fosse il prototipo del corridore che preparava un solo grande appuntamento a stagione centrando l’obbiettivo e poi cercando di “monetizzare” al massimo questo risultato.
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Su un’altra cosa si era discusso: il giallo della morte. E concordemente alla professoressa Fantuz avevamo tratto la convinzione che non ci fosse stato dolo e neppure negligenza investigativa da parte delle autorità istituzionali di allora. E’ forse per questo che, giustamente sono spariti dalla bibliografia di questa terza edizione, i lavori “politicizzati” di Enrico Spitaleri ai quali, anche personalmente, non riesco proprio a dar credito più di tanto.
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E’ difficile trovare una giornalista che conosca così bene la storia del ciclismo dei pionieri come la Giuliana Fantuz e mi ha fatto oltremodo piacere che poi abbia continuato a produrre raccontando anche la storia di Giordano Cottur, mettendo un minimo di ordine nella sua carriera sportiva e nel ricchissimo corredo fotografico che ci ha lasciato.
 
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Ma veniamo a questa terza edizione del libro di Bottecchia, edizione che si è arricchita dei preziosi cimeli raccolti in anni e anni di ricerca da Renato Bulfon che tutti apprezziamo per la sua passione.I “pezzi” di Bulfon ci fanno entrare nello spirito del campione, uomo, eroe e personaggio che nonostante l’internazionalità è sempre legato alla sua terra.
 
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La veste grafica del libro è accattivante e alcune parti sono assolutamente pregevoli e interessantissime come ad esempio gli anni della guerra e del primo dopoguerra, quando il campione (veneto o friulano scegliete voi) comincia a capire come con la passione per la bicicletta si riesca a metter insieme una piccola integrazione al sudato salario mensile. Interessanti anche i commenti giornalistici locali alle prime corse a cui prende parte o la testimonianza di Luigi Ganna che per primo, ma senza assomigliare per niente a Mecenate, gli fornisce un minimo di assistenza per le corse che contano.
 
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A questo punto della sua vita Bottecchia non delude e, forse motivato dal correre spalla a spalla con i campioni dell’epoca, matura rapidamente e assurge all’Olimpo nonostante il nome che, come dice Bruno Roghi, “fa perfino ridere”. Ma anche in Francia al Tour del 23 lo accolgono con scetticismo… E la Fantuz, in maniera circostanziata e esauriente, ci racconta quale metamorfosi si sia realizzata in questo suo primo impegno transalpino e come i “cugini francesi” abbiano dovuto a loro volta ricredersi.
 
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Viceversa in poche pagine si raccontano i trionfi del 24, del 25 e la débacle del 26. Forse volutamente e correttamente in quanto già oggetto dettagliato di altre pubblicazioni come ad esempio quella di Paolo Facchinetti. In sintesi un buon lavoro, una terza edizione da leggere e soprattutto da guardare per entrare nello spirito di un’epoca e di una Italia che, sullo sfondo, stava crescendo; una nazione che, nel bene o nel male, stava cercando la sua strada.
 
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