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IL TIFOSO D’EPOCA

Sulle prime strade asfaltate degli anni '29/'30 appaiono per la prima volta frasi d'incitamento dei tifosi ai loro beniamini. 

a cura di Alessio Berti 

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Tifosi festanti ai bordi della strada incitano i loro campioni 

Era il 18 maggio 1936, si correva la terza tappa del Giro d’Italia, la Genova Montecatini, quello fu un giro davvero strano e particolare. Tanto per cominciare….niente giro per gli stranieri, furono invitati solo atleti italiani.

Poi altra cosa strana, fu che al termine della quinta tappa con arrivo a Napoli, Gepin Olmo e Aldo Bini essendo appaiati in classifica ricevettero una maglia rosa ciascuno, ci penserà poi Bartali a metterli d’accordo entrambi, poiché al termine della decima tappa il Gino si prende la maglia e se la tiene fino a Milano.A quel giro vi partecipò pure un' icona del ciclismo mondiale, l’ormai quarantunenne Costante Girardengo che dopo la terza frazione fu costretto al ritiro. 
 
Ma torniamo alla nostra terza tappa, il caldo era soffocante, e sull’ ultima salita di giornata, ad aspettare il passaggio del Giro c’erano due o trecento spettatori, tutti tranquilli, tutti ordinati….e che motivo ci sarebbe stato poi per agitarsi, i corridori sarebbero passati almeno quattro ore dopo.
 
All’improvviso però, sopraggiunsero dalla pianura una trentina di scalmanati, armati di vernice bianca da muro, e pennelli da imbianchino….ma che fanno quelli si chiesero quasi scandalizzati gli altri spettatori vestiti di nuovo, con le scarpe lucidate da poco. Eh sì, oggi le scarpe si potevano lucidare, poiché l’ultima salita era stata asfaltata di fresco: un manto nero, liscio, comunque una novità per l’epoca.Un nastro meraviglioso e cattivo…ma cosa stanno facendo? Nooooo, stanno rovinando un capolavoro… via via di là brutti teppisti! Smettetelaaaaa! “W DI PACO” ecco quello che quei ragazzotti scrissero sull’asfalto quel giorno.
 
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Raffaele Di Paco 
 
Le strade a quel tempo erano quasi tutte bianche, il bitume di copertura era ancora una rarità, e per la prima volta nella storia del ciclismo, comparve un incitamento al proprio beniamino proprio sul fondo della strada.Quest’episodio fece il giro del mondo, scandalizzò tutti coloro che erano predisposti a scandalizzarsi, anche perché diciamocelo francamente, il buon Raffaele di Paco non era uno stinco di santo, figuriamoci i suoi sostenitori.Di aneddoti bizzarri e grandiosi sull’atleta pisano di Fauglia, se ne scrissero a bizzeffe, ma questa è un’altra storia, e comunque dai, ce li racconteremo in un’altra occasione.
 
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 Raffaele Di Paco vincitore di tappa acclamato dai suoi tifosi 
 
Ora però torniamo ai nostri tifosi, da quel 18 maggio del '36, le strade asfaltate crebbero a vista d’occhio, e quando le carrarecce bianche in salita venivano nastrate di bitume, magari proprio per vestirsi da festa per il Giro….ecco che ogni gruppo di “ Tifosi d’epoca” si divertiva ad imbrattarle con frasi indirizzate al loro beniamino…molte di quelle frasi poi divennero pure dei famosi aforismi.Eh si! si parla spesso di biciclette d’epoca e di corridori eroici, e del tifoso d’epoca che dire? Egli possiede un fascino misterioso, romantico….ma non vi suscita tenerezza quel matto seduto in cima ad un paracarro, che sta pensando agli affari suoi?
 
Quanta malinconia, nelle parole di Paolo Conte, ci sembra di respirarli tutti quei lunghi silenzi tra una moto e l’altra, e la moglie poi, ormai stanchissima, che non sopporta più la polvere, e nemmeno il marito che sta aspettando per l’appunto Bartali…..Verrà poi un giorno lontano, e magari lo troveremo seduto al bar, questo stralunato tifoso che ci racconterà di quel paracarro e di quella salita, magari inventandosi qualcosa, che ne so… di uno squardo complice del Ginettaccio, o di una esplicita richiesta di spinta da parte di Fausto Coppi…perché, diciamocelo, suvvia ! Il tifoso d’epoca è un simpatico bugiardo, che però non ti racconterà mai menzogne, ma ti farà salire sulla macchina del tempo e ti ci porterà a spasso, assieme ai vari Guerra, Nencini, Gaul..e via via, fino al ciclismo moderno, così ricco di foto e filmati digitali così cinici da aver contribuito all’estinzione dei rari esemplari sopravvissuti di tifososauro.
 
Ed ora mi si conceda di citare un tifoso d’epoca particolare, forse il più famoso: Sante Pollastri, nato a Novi Ligure il 14 agosto del 1899 di sei anni più giovane del suo beniamino Costante Girardengo anch’egli di Novi.Tutti e due figli dell’Italia della miseria, di genitori contadini…poverissimi!Entrambi appassionatissimi per la bicicletta ma Sante non aveva le doti di Costante, cosicchè uno diventò il mito del ciclismo mondiale, l’altro invece ,il più famoso bandito degli anni venti.I due avevano un amico in comune, il famoso Biagio Cavanna, massaggiatore non vedente che qualche anno dopo avrebbe scoperto Coppi.Naturalmente Sante andava a vedere le corse in incognita, si camuffava, oppure si metteva in posti appartati, ma con un colpetto di “cifulò” si faceva subito individuare dal Cavanna e dall’amico campione. Il cifulò era un tipo di fischio, quasi un saluto che sapevano fare solo i novesi, e così si riconoscevano tra loro.
 
Tanto era forte questa passione da parte del Pollastri che si narra fosse stato sorpreso ed assicurato alla giustizia, proprio all’arrivo di una corsa ciclistica, dove si era appostato per salutare l’amico campione; il grande De Gregori ne canta le sue gesta.Per finire, penso che pionieri del ciclismo si trovarono a gestire per la prima volta una macchina che poteva macinare centinaia di chilometri senza l’ausilio di un animale, o di un motore….che meraviglia!Ed allora….chi arriva per primo,… ha vinto!……” Mah! per me vince Gerbi” Invece per me vince Ganna”Il tifoso d’epoca è una figura che sa ancora meravigliarsi, e sua volta sa meravigliare… lo fa quando narra gli aneddoti dei campioni del passato, ma anche quando s’inventa quello che un tifoso “moderno” vorrebbe sentirsi raccontare…beh! allora questo personaggio è proprio MAGICO. 
 
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